PENTECOSTE: LA FESTA DEL DIO SCONOSCIUTO di Fra Umberto Panipucci



 

 

 

 

 

 

 

 

PENTECOSTE: LA FESTA DEL DIO SCONOSCIUTO

Siamo a 50 giorni da Pasqua e la Chiesa celebra la Pentecoste (in greco antico: pentecosté “hēméra”, cioè “cinquantesimo “giorno” Nella fede ebraica era chiamata lo “Shavuot”, o festa delle settimane, in essa si compiva uno dei tre solenni pellegrinaggi a Gerusalemme per offrire sacrifici), Questa celebrazione affonda le sue radici nell’antichità, nei suoi primordi era il giorno in cui si presentavano a Dio le primizie del frumento, come gli antichi precetti prescrivevano, ma anche la solennità in cui si faceva memoria della Torah: la Legge data a Mosè perchè il suo popolo potesse avere una via da seguire nell’attesa del suo Messia. Anche per noi cristiani è il giorno della primizia, ma, al posto del grano, il Cristo sommo sacerdote offre i primi discepoli riuniti nella Sua Chiesa che, attraverso l’effusione dello Spirito Santo, costituisce come suo mezzo eletto per operare nella storia. Interessante notare l’accostamento tra frumento e Thorà: il pane che nutre il corpo e quello che nutre l’anima (cfr. Mt 4, 4 e Lc 4, 4), se si considera poi l’ulteriore associazione con la Pentecoste dello Spirito, che “divinizza” la Chiesa nascente, diventa chiaro come Dio voglia fare di lei, custode e dispensatrice della Parola, il nutrimento spirituale per l’intera umanità. E’ l’anti Babele: La Verità portata da Cristo permette a l’uomo di riunirsi attorno al Suo messaggio universalmente condivisibile, le parole del Vangelo annunciate da coloro che erano riuniti nel cenacolo, inebriati dal Vino Nuovo dello Spirito, sono comprensibili da tutti: è lo stesso Spirito che porta la voce di Gesù nel cuore di quelli che ascoltano (cfr. At 2, 1-11). Come con l’incarnazione il Verbo “umanizza” la divinità, così nell’Ascensione Egli divinizza l’umanità estendendo la sua Gloria a tutti noi attraverso il dono delle Pentecoste.

Commento a “Gv 15,26-27; 16,12-15”

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.+

Ascendendo al Cielo, dopo aver “umanizzato” la divinità, Cristo “divinizza” l’umanità divenendone l’unico cuore condiviso: “Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose” (Ef 4, 10). Da allora Gesù parla per mezzo dello Spirito alla coscienza di chiunque voglia ascoltarlo per renderlo un suo strumento eletto: ” Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20). Quando la Sua Parola è accolta diventa “carne” e testimonianza nella nostra vita, Speranza per il mondo.

+Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.+

Anche se con Cristo la Rivelazione è data all’uomo nella sua completezza, l’umanità stenta nel comprenderla e la Sua “intelligenza” si fa strada a fatica nella storia. Gesù continua a parlarci senza dire niente di diverso, ma continuando a stupirci con la sorprendente attualità del suo messaggio che profuma sempre di fresca e dirompente novità. Parlando di “cose future” Gesù fa riferimento a quel processo irreversibile che egli stesso ha innescato nella storia: la Parusia, lo stabilirsi definitivo del suo Regno, il quale riempirà di Gioia il cuore di tutti coloro che lo attendono con fervore. Questa Speranza rende invincibile il cuore del credente che è così pronto a tutte le battaglie.

+Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.+
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.+

La voce di Dio è la Sua luce sulla nostra intelligenza che si confronta con il mistero della Rivelazione. Da questo nasce un’esperienza di rivoluzione interiore che, pur rivelandoci la nostra fragilità, ci riveste di Gloria e fa di noi testimoni e annunciatori della Salvezza: “Chi ha ha sete venga da me e beva, chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 7, 37-38).

Il Protagonista di questa Parola è lo Spirito Santo, un illustre sconosciuto, come affermano molti teologi e biblisti. Un Pastore Evangelico Francis Chan, denuncia la scandalosa negligenza che i cristiani nutrono verso quello che provocatoriamente definisce come il “Dio dimenticato”. Dovremmo invece imparare a invocare ogni giorno in noi l’azione dello Spirito. A tal proposito vi propongo un’antica preghiera cristiana scelta per introdurre le sessioni del Concilio Vaticano II:

Adsumus

Siamo qui dinnanzi a Te, o Spirito Santo:
sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel Tuo nome;
vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci Tu ciò che dobbiamo fare,
mostraci Tu il cammino da seguire, compi Tu stesso quando da noi richiedi.
Sii Tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni,
perché Tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso:
non permettere che sia lesa la nostra giustizia, Tu che ami l’ordine e la pace;
non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia,
non ci influenzino cariche e persone;
tienici stretti a te col dono della Tua grazia,
perché siamo una sola cosa in Te e in nulla ci discostiamo dalla verità.
Fa che riuniti nel Tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme,
così da far tutto in armonia con Te,
nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni.

Amen.

Felice Pentecoste

Fra Umberto Panipucci.


BUONA  DOMENICA

Puglia d’amare Quotidiano d’informazione

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