Mario Piergiovanni, pittore, scultore, scrittore e artista barese


Mario Piergiovanni, pittore, scultore, scrittore e artista barese.

Scritto da Crescenza Caradonna

Mario Piergiovanni (1927-2009), autodidatta, pittore, scultore ed anche poeta dialettale, con una notevole formazione culturale e professionale, una attiva partecipazione in campo artistico internazionale ed un continuo impegno verso la ricerca in arte sperimentale.


BARI – Mario Piergiovanni, scultore barese è stato un artista eclettico, era stato titolare della cattedra di Scultura presso le scuole superiori statali. Vincitore di concorsi nazionali per la progettazione e realizzazione di importanti monumenti pubblici, annovera su opere esposte presso il Vaticano, il Bundestag di Berlino, l’università degli studi di Bari, la Farnesina a Roma e la Mikawa fondation di Tokio. Aveva esposto nelle principali città italiane ed europee, nonchè in America e Australia.

«All’arte – scriveva Piergiovanni – si giunge dopo un lentissimo, paziente arricchimento interiore dovuto alla frequentazione dei grandi spiriti, alla familiarità con i grandi argomenti; l’arte è qualcosa che, trascurando le date e i dettagli, va diritto all’anima delle cose e permette di partecipare con mente più consapevole alla realtà del tempo che viviamo».

Accanto alla scultura (con il suo scalpello disegnava figure in legno, su pietra e in bronzo), amava dipingere (soprattutto ritratti femminili ispirati ai suoi affetti famigliari) e completava la sua vocazione artistica scrivendo poesie e testi teatrali: era tra gli autori della celebre commedia barese in vernacolo “I…rche I…lde”, firmata con Eugenio D’Attoma e Dell’Era, nonchè autore di pubblicazioni per la casa editrice Adda.

Innamorato della sua Bari la onorò con le opere più varie.


Docente di scultura presso il Liceo Artistico cittadino, ha generosamente donato molte delle sue opere alla città natale. Il catalogo è sterminato. Su tutte brilla «il Monumento alla Donna»: è una immagine femminile struggente che saluta i marinai baresi dai giardini sottostanti il Fortino e che, nella visione dell’artista, riproduceva la figura di una madre o moglie che affacciata dal Fortino si accomiatava, agitando un fazzoletto bianco, il figlio appena imbarcato nel sommergibile Scirè della Regia Marina.

A Piergiovanni si deve anche la riproduzione della «statua del pescatore» nella frazione di Torre a Mare (l’originale finì fusa nel gorgo della Seconda guerra mondiale), il bassorilievo dedicato al compianto sindaco Enrico Dalfino a Palazzo di Città, la penna nelle mani del maestro Niccolò Piccinni in Corso Vittorio Emanuele, e il monumento per i martiri di Cefalonia nell’atrio di Piazza Umberto dell’Università Aldo Moro. Quest’ultima realizzazione, per anni poco valorizzata, richiama una pagina di storia a lungo rimossa.

Piergiovanni fu vincitore di numerosi concorsi per la progettazione e la realizzazione di importanti monumenti pubblici, annovera sue opere in Vaticano, al Ministero degli Esteri a Roma, alla Fondazione Mikawa di Tokyo e alla White House di Washington. Ha tenuto mostre pittoriche e scultoree nelle principali città italiane ed europee, in America e in Australia.
Promotore di numerose iniziative volte a diffondere l’arte e la cultura, specie fra i giovani, è stato autore di numerosi libri e testi teatrali, che sono preziosi custodi delle tradizioni pugliese e barese. Non si può inoltre dimenticare la famosa piece «Jarche jalde», frutto di una lunga e proficua collaborazione con il Piccolo Teatro di Eugenio D’Attoma.
In occasione del ventennale dell’Auditorium Diocesano Vallisa di Bari, nell’ottobre 2006, l’associazione culturale Terrae ha riproposto Bari, Sole e Cerase, l’opera discografica del Maestro Piergiovanni, impreziosita dall’interpretazione di Riccardo Cucciolla, un omaggio di Rocco Capri Chiumarulo all’autore dell’opera e allo stesso Cucciolla.

Artista eclettico e poliedrico, era follemente innamorato della sua Bari e del suo mare, che ammirava dalla colorata terrazza di Via Venezia: in quella palazzina antica aveva il suo studio da artista e lo sguardo verso il mare Adriatico lo ispirava per tutte le sue opere. Possedeva, ricordava sempre, «una finestra sulla città che abbracciava il mare». Bari forse si è dimenticata di lui, come spesso accade per i propri figli che hanno scommesso pericolosamente sul connubio tra vita e arte, ma le sue opere rimangono a testimonianza della creatività e della sua passione civile per le sue radici. Dedicargli una strada o una corte a Barivecchia, quartiere che ospitava il suo laboratorio d’artista, potrebbe essere un piccolo tributo postumo a un artista che ha interpretato generosamente la baresità nelle più svariate forme artistiche.

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