Agnese Palummo: la prima donna a comporre rime in dialetto barese.


LA PRIMA DONNA A COMPORRE RIME IN DIALETTO BARESE:
AGNESE PALUMMO

di Cresy Caradonna

@diritti riservati

Bare vecchie mi amate!

di Agnese Palummo

Ji stogghe a Bare vecchie da trent’anne,

Drete a la strettue de Santa Lecì

E mo la mala nove vonne danne,

Ca onne aggestà e nu nge n’ama scì.

Ce pene amare tenghe menze o core

Ca u Chemmessarie à ditte adachesì!

Percè, doppe tant’anne, agghia assì fore?

Ji do sò nate e dò vogghie merì.

Iè megghie Bare neve, ma ji poveredde,

decideme ce cose n’agghia fa?

Ce chessa casa me cu vacchengiedde

Iè probete na vera rarità!

E po’ nu dò tenime Sanda Necole,

La Chiesa Madre, u muele, la banghine,

E nge sapime u fiate e, ci nge vole,

Mbrime sciame a recorre a le vecine.

Ma mo, chemmare me, n’ama spartì,

Ama vedè tand’alde facce nove

E penzanne, ama disce adachesì:

«Chedda chemmara me addò se trove?!».

Ah, Bare vecchie mi, quante si bedde!

Da dò a nu mese t’agghia abbandenà!

M’onne tagghiate u core a fedde a fedde!

Dimme, ci ma de te s’ava scherdà!…

AGNESE PALUMMO

Agnese Palummo (1879-1959), insegnante elementare e poetessa dialettale

Agnese Maria Clotilde Palummo è stata la prima donna a comporre rime in dialetto barese. Nacque nel capoluogo pugliese il 1° giugno 1879 in Via Calefati 166. Di lei si sa che fu un’ottima educatrice insegnò per più di quarant’anni nelle scuole elementari di Bari Vecchia e lì, con l’aiuto dei genitori e parenti delle sue alunne, frequentando quotidianamente il popolino della città vecchia ebbe la felice idea di studiare usi e costumi della gente rilevando gli aspetti più caratteristici, raccogliendo aneddoti ed episodi realmente avvenuti e raccontati dalle sue scolaresche le quali si sforzavano nell’esprimersi in un barese italianizzato. La maestra, con grazia riusciva a correggere in lingua italiana senza trascurare però, il dialetto barese. Così facendo si accorse che le sue allieve seguivano con più attenzione il suo insegnamento mettendole a proprio agio. Fu attiva collaboratrice e promotrice di manifestazioni scolastiche organizzando, con altre insegnanti, recite con saggi e balli, rappresentate anche al «Teatro Petruzzelli». Agnese Palummo scrisse pure poesie in italiano, parecchie rimaste inedite e buona parte dedicate alle sue alunne. Fra le tante, tre furono trasmesse per radio: ‘La ricerca delle aeree’ (cantate sul motivo della canzone napoletana: sul mare luccica). ‘Il congresso delle città italiane’ e ‘Giostra’ vincendo il 1° premio a un concorso indetto da una commissione di Firenze con la partecipazione dei vari circoli cittadini. Palummo però è molto conosciuta nell’ambito dialettale, le sue liriche sono tutte interessanti, dimostrando una vena fertile e brillante. Versi che hanno una grazia singolare, soffusa da una sottile ironia, ma anche da un soffio di bontà umanissima, per questo rimarranno fra i più sonori e più cari della poesia vernacolare. Nel triennio 1929/1931 collaborò nella pagina dedicata al dialetto con il settimanale umoristico pupazzettato ‘Don Fiammifero’. Nel maggio 1932 due suoi componimenti “La notte de San Giuànne” e “La fère du Levande” furono premiate al concorso di poesia bandito dal ‘Dopolavoro Provinciale’ di Bari nel programma della «Sagra di San Nicola». Nello stesso anno, in un concorso cittadino, fu premiata la poesia musicata: “U zite abbandenàte”. Nel 3° concorso, del 1939, della canzone dialettale indetto dall’«Opera Nazionale Dopolavoro», sempre in occasione delle feste di San Nicola, meritò il 2° posto con la poesia: “U maretagge”, musicata dalla barese Clelia Fuzio, insegnante di pianoforte (5-8-1887/9-4-1982). Nel 1933 Palummo pubblicò l’unico libro intitolato «Versi Dialettali» stampato dall’editore G. Pansini & figli di Bari.A giugno 1946 una sua poesia “Fenestrèdde aggrazziàte” musica del maestro V. De Giosa partecipò al festival della canzone ‘Piedigrotta Barese’, manifestazione ripresa dopo 17 anni, organizzata dal periodico barese ‘Papiol’.Altre poesie furono musicate con successo: “Nu festin’a SSan Gatalde” e “Iì sò uaggnòne”, intervenendo ad altre gare canore con piazzamenti onorevoli. Un’altra poesia della Palummo, “BBare mì bbèdde ”, fu musicata da Domenico Anaclerio e cantata da Teresa Anaclerio nel settembre 1954, alla Fiera del Levante, durante una manifestazione d’intrattenimento barese.Dal 1947 al 1950 collaborò al periodico ‘Papiol’ e dal 1952 al 1954 al giornale ‘Bari Stampa’ con poesie in dialetto e in lingua. Bella fu la composizione in italiano: ‘Terra di Puglia’, lirica ricca di sentimento dedicata alla Regione partecipando a un concorso nazionale ‘Il Campanile d’oro’. Dopo alcune settimane dalla sua morte, la poesia fu pubblicata ne «Il giornale del Levante» del 30 agosto 1959. Con il componimento in vernacolo: “Le donne du paese mì” gareggiò a una manifestazione nazionale di poesie indetto dal ‘Convivio Letterario di Milano’. Prima della sua scomparsa avvenuta il 1° agosto 1959 all’età di ottant’anni, scrisse le ultime due poesie: “U sponzalìzie” e “La primavère”. Gioiosa, arguta e scattante d’umorismo la prima, sentimentale la seconda, entrambe declamate il 17 dicembre 1959 dal poeta Peppino Franco in occasione della premiazione del 1° concorso ‘Bari e i suoi Poeti’, nella sala consiliare del Comune di Bari dove per molti anni si diffusero serate intitolate alla cultura barese organizzate dalla benemerita «Università Popolare» diretta, in quegli anni, dal prof. Cesario Rodi.Nel 1992, grazie alle figlie, Angela e Virginia è stato pubblicato, dall’editore Mario Adda di Bari con prefazione dello storico e demologo Alfredo Giovine, il 2° volume che ha per titolo «La poesia di una colomba». Un libro dove sono state inserite oltre le poesie della prima raccolta, altre inedite e altre pubblicate in alcuni periodici baresi negli anni ’50. Agnese Palummo fu premiata con medaglia d’oro e altri riconoscimenti per il valore e l’abnegazione profusi nel lavoro svolto con passione e amore.


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CRESCENZA CARADONNA
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