DONNA OGGI L’EQUITÀ DI GENERE UN OBIETTIVO MANCATO(di Eduardo Terrana)



DONNA OGGI L’EQUITÀ DI GENERE UN OBIETTIVO MANCATO
(di Eduardo Terrana)

Sarebbe certamente uno storico traguardo raggiunto se potessimo scrivere che l’uguaglianza dei sessi è finalmente una realtà, che la donna è finalmente nella condizione di poter esercitare i suoi diritti in termini di reciprocità ed alla pari con l’uomo, che finalmente la Persona Donna ha avuto il suo pieno riconoscimento formale e sostanziale, ma, purtroppo, tutto ciò non possiamo affermarlo né scriverlo del tutto, essendo ancora irrisolto su vari fronti la problematica del ruolo che la donna ha e deve svolgere nel mondo d’oggi.
Il dibattito sulla donna si pone, pertanto, in una prospettiva che investe vari aspetti e la donna fa problema, più di ieri, più di sempre. Non si riduce ma si amplifica il suo gap rispetto all’uomo, la Donna non recupera sul fronte dei diritti e l’equità di genere resta un obiettivo irrealizzato.
Nel 2021 essere Donna costituisce, pertanto, ancora una aspettativa di diritti che attende esaurienti risposte.
Troppi ancora i casi in cui le donne vengono discriminate, sottopagate o subiscono violenza, sia fisica che psicologica, che le vietano il valore della dignità ed il possesso e l’esercizio dei diritti.
Troppe le donne che ancora subiscono in silenzio e non trovano il coraggio di ribellarsi e di uscire da un degradante stato di sottomissione.
Troppe ancora le donne, che hanno paura e che vivono lo stesso ambiente familiare con timore, situazione che la pandemia in atto ha purtroppo, peggiorato, lasciando le donne vittime di violenza domestica più isolate con i loro figli.
Troppe le donne che ancora non si sono rese conto di essere un Soggetto responsabile naturale nella vita coniugale, in un rapporto di coppia da vivere alla pari con l’uomo, in quanto Persone appartenenti alla stessa specie umana e dotate delle medesime capacità intellettive.
Troppi ancora gli uomini che non si rendono conto che la Donna è il loro alter ego con la quale interagire in termini di reciprocità, nella consapevolezza di essere necessari l’uno all’altra e di vivere nel reciproco rispetto e collaborazione diritti e doveri.
Così parliamo ancora di violenza sulle donne. Una donna su tre la subisce almeno una volta nella vita e oltre il 40% di loro si tiene dentro l’umiliazione e non la rivela a nessuno. Così assistiamo alla rinuncia obbligata delle Donne ad essere protagoniste della loro vita.
Registriamo, allora, una quasi sconfitta storica sul fronte della crescita e della affermazione della Donna, come Persona e come Soggetto giuridico internazionale, in ordine agli obiettivi strategici stabiliti dalla Piattaforma redatta dalla “Conferenza delle donne” di Pechino, nel 1995, che individuava, per il raggiungimento della parità di genere, dodici aree critiche, considerate come i principali ostacoli al miglioramento della condizione femminile, e specificamente: donne ed economia; violenza contro le donne; donne e ambiente; donne in ruoli di potere e processi decisionali; donne e povertà; istruzione e formazione delle donne; donne e salute; donne e conflitti armati; meccanismi istituzionali per favorire il progresso delle donne; diritti fondamentali delle donne; donne e media; le bambine.
La Conferenza di Pechino, sosteneneva, così, la necessità di spostare l’accento sul “concetto della differenza di genere”, e sottolineava come le relazioni uomo-donna all’interno della società, dovessero essere riconsiderate, mettendo le donne su un piano di parità con l’uomo in tutti gli aspetti dell’esistenza.
Affermava, inoltre, che i diritti delle donne sono diritti umani nel significato più pieno del termine e che il principio delle pari opportunità tra i generi e della non discriminazione delle donne in ogni settore della vita, pubblica e privata è da considerare un valore universale.
La conferenza di Pechino,quindi, accoglieva le novità più significative delle istanze delle donne incentrate per lo più sulla valorizzazione della differenza di genere come stimolo per una critica alle forme attuali dello sviluppo e della convivenza sociale, ed elaborava, conseguentemente, un programma coerente che ruotava attorno a tre parole chiavi: Genere e differenza, Empowerment e Mainstraming.
“Genere e differenza”, nel senso che per costruire una parità di opportunità ed uno sviluppo equo e sostenibile, è necessario mettere al centro delle politiche la reale condizione di vita delle donne e degli uomini, che è diseguale e diversa.
In tale accezione bisogna allora valutare l’impatto delle politiche sulle reali condizioni di vita di donne ed uomini, sapendo che esse sono tra loro disuguali e diversi.
“Empowerment”, nel senso di attribuire potere e responsabilità alle donne attraverso il perseguimento delle condizioni per una loro presenza diffusa nelle sedi in cui si assumono decisioni rilevanti per la vita della collettività.
“Mainstraming”, nel senso di una prospettiva fortemente innovativa per quanto attiene la politica istituzionale e di governo. Essa tende ad inserire una prospettiva di genere: e cioè il punto di vista delle donne, in ogni scelta politica, in ogni programmazione, in ogni azione di governo.
Tutto ciò nell’ottica: che il rafforzamento del potere di azione delle donne e la loro piena partecipazione su basi paritarie a tutti i settori della vita sociale, inclusa la partecipazione ai processi decisionali, sono fondamentali per il raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace; che i diritti delle donne sono diritti fondamentali della persona; che la parità di diritti, di opportunità e di accesso alle risorse, l’uguale condivisione di responsabilità nella famiglia tra uomini e donne ed una armoniosa collaborazione tra essi, sono essenziali per il benessere loro e delle loro famiglie; che l’eliminazione delle povertà, per mezzo di una crescita economica sostenuta, dello sviluppo sociale, della protezione dell’ambiente e della giustizia sociale, richiede la partecipazione delle donne al loro sviluppo, la parità delle opportunità e la piena ed uguale partecipazione delle donne e degli uomini in qualità di protagonisti e beneficiari di uno sviluppo sostenibile avente al centro “l’Essere Umano”; che la pace a livello locale, regionale, nazionale e mondiale può essere raggiunta ed è strettamente legata al progresso delle donne, perché esse sono un motore fondamentale di iniziative per la soluzione di conflitti e per la promozione di una pace durevole.
In tale accezione, anche se tanto è stato fatto ancora tanto resta da fare, infatti il processo di maturazione e di realizzazione della donna, libera di godere e di esercitare uguali diritti civili, politici e sociali, appare un obiettivo ancora da realizzare.
Resta, allora, senza risposta l’interrogativo: cosa significa essere donna oggi e quanto ancora resta da fare.
Il primo diritto della donna resta ancora oggi quello di essere se stessa; va evidenziato però che il pieno sviluppo della personalità femminile, non può prescindere dal riconoscimento del suo diritto alla diversità.
Il discorso sui diritti della donna deve, quindi, iniziare dall’analisi della personalità femminile, tenendo presente da un lato i tratti fondamentali che la Donna, in quanto Essere Umano, ha in comune con l’uomo e dall’altro la ricchezza delle caratteristiche peculiari che la rendono distinta.
Uguaglianza di condizioni e possibilità di sviluppo diversi sono i due termini entro cui necessariamente si svolge ancora il discorso sui diritti della donna che, ancora, non vede rispettati, i propri diritti umani.
Ciò costituisce il fronte di rivendicazione e di impegno per le donne del terzo millennio, che debbono tener conto, in tutte le loro decisioni, strategie e azioni da svolgere, delle necessità che a loro derivano dalla loro dimensione sessuale, che ancora impongono specifiche priorità di intervento per una reale affermazione della Persona Donna. Sono tali priorità: il diritto all’istruzione; il diritto alla salute e a una procreazione sicura e assistita; il diritto al tempo; il diritto alla proprietà e all’eredità; il diritto al lavoro; il diritto alla rappresentanza politica; il diritto alla protezione contro ogni forma di violenza.
Su tali obiettivi, ancora disattesi, deve essere ribadita la forte e durevole volontà dei governi del mondo al loro conseguimento.
L’effettiva emancipazione ed il miglioramento della condizione delle donne in tutto il mondo passano, però, anche e necessariamente attraverso la effettiva presa di coscienza da parte di ogni uomo che la crescita sociale, giuridica, professionale delle Donne, può avvenire solo nella libertà e nella responsabilità delle medesime e in un rapporto di parità e di reciprocità, il cui rispetto e dovere di realizzazione costituisce non un distintivo di disistima ma una medaglia al merito.

Eduardo Terrana
Giornalista- saggista- conferenziere su diritti umani e pace
Diritti riservati



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