Stefano da Putignano. Virtuoso scultore del Rinascimento, di Clara Gelao



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Stefano da Putignano. Virtuoso scultore del Rinascimento, di Clara Gelao, 150 pp., ill., Mario Adda, Bari 2020, € 28,00

Il volume rappresenta un’accurata, per certi versi sorprendente rivisitazione critica della personalità artistica di Stefano Pugliese da Putignano (1470 c.- dopo il 1538), il più noto e prolifico fra gli scultori pugliesi attivi tra Quattro e Cinquecento. La sua formazione artistica si è svolta in Abruzzo e si è raffinata, frequentando gli ambienti culturali di Napoli e Salerno, e completata operando nella sua terra d’origine. Basta fare un giro per la Puglia, per ammirare la sua vasta produzione, tutta in pietra policromata. Stefano da Putignano ha operato per lo più per gli Ordini mendicanti, per il piccolo Clero e per la piccola nobiltà creando sculture costruite solidamente, di grandezza naturale, caratterizzate da una forte espressività e plasticità dei volti e da una varia articolazione di panneggi nella resa delle vesti: tutte le opere sono dipinte dall’artista per accentuare il senso naturalistico delle immagini. Il catalogo delle opere è alquanto ricco e i temi affrontati sono vari: il preferito è senza dubbio la statuaria dedicata alla Madonna, ripetuta con poche variazioni nelle chiese matrici di Noci, Turi, Casamassima, Polignano, Putignano e Cisternino, a Gioia del Colle (casa privata), Monopoli (facciata delle Chiese di S. Domenico e S. Francesco), Brindisi (Chiesa di S. Benedetto), Copertino (Chiesa di S. Chiara) e Galatina (Chiesa di S. Francesco). I presepi, un’altra autorevole creazione dell’artista, sono conservati a Putignano e Polignano (Chiesa Matrice), Martina Franca (Cattedrale) e Grottaglie (Chiesa del Carmine). Da ammirare sono il San Pietro (Chiesa matrice di Putignano) e il San Michele (nell’omonima grotta di Putignano e nella cattedrale di Gravina) il gruppo della Pietà (Chiesa Matrice di Polignano), la Trinità (Chiesa Madre di Turi), i Santi Pietro e Paolo (cattedrale di Castellaneta) e infine le dodici statue dell’iconostasi del Duomo di Monopoli. A trent’anni esatti di distanza, l’attuale pubblicazione è il seguito, potremmo dire, del pioneristico volume sullo stesso argomento, della stessa autrice edito nel lontano 1990: Stefano da Putignano. Nella scultura pugliese del Rinascimento, Schena Editore.  La necessità di dedicare allo scultore un nuovo, più aggiornato e approfondito studio, accompagnato da un pregevole apparato iconografico in buona parte realizzato per l’occasione e finalizzato a favorire una più vasta conoscenza della sua arte presso il pubblico degli studiosi e degli appassionati,  nasce dalla presa d’atto dei grandi passi in avanti compiuti dagli studi sulla scultura rinascimentale pugliese dal 1990 ad oggi, che hanno consentito di distinguere chiaramente la personalità artistica di Stefano rispetto  a quella di altri scultori coevi con i quali era stato spesso confuso in passato. A tal proposito, è doveroso aggiungere che fino a non troppo tempo fa conoscevano l’artista non più di quattro o cinque al mondo, Poi, grazie al  grande numero di restauri, che hanno interessato le opere di Stefano da Putignano negli ultimi anni, permettono inoltre di valutare meglio le sue qualità di “virtuoso” scultore, aggettivo con cui l’artista viene definito in una fonte settecentesca. Il volume ripercorre la storia critica dello scultore e tratteggia ampiamente l’ambiente storico e storico-artistico in cui egli si trovò ad operare, proponendo nuove, inedite direzioni d’indagine sulla sua formazione, avvenuta in loco e presumibilmente perfezionata in area lombarda, e prendendo in esame l’intero corpus delle sue opere, costituito da oltre un centinaio di sculture in pietra scolpita e vivacemente policromata sparse in un territorio molto vasto, che va dalla Terra di Bari alle attuali province di Brindisi, Lecce, Taranto e Matera (quest’ultima sino al 1663 parte integrante della “Terra d’Otranto”). Una breve nota biografica sull’autrice non guasta. Clara Gelao (Bari, 1952), laureata in Lettere Moderne con indirizzo stori- co-artistico presso l’Università di Bari e specializzata in Storia dell’ Arte presso l’Università di Napoli, ha svolto tutta la sua carriera professionale, che ha avuto inizio nel 1978, presso la Pinacoteca Provinciale (dal 1° gennaio 2015 Metropolitana) di Bari, prima come borsista in Museologia, successivamente come Ispettrice storica dell’arte, infine come Direttrice della stessa Pinacoteca, di cui è stata responsabile ininterrottamente sino al settembre del 2018. Nel corso dei suoi studi, la Gelao si è occupata prevalentemente di storia dell’arte in Italia meridionale dal XV al XVIII secolo, in particolare della presenza di opere d’arte veneta nella Puglia “storica” (secc. XV-XVII), con numerosi saggi e volumi (tra cui particolarmente importanti gli studi dedica- ti ai Vivarini, ad Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Paris Bordon, Jacopo Tintoretto, Paolo Veronese); di scultura pugliese e lucana del Rinascimento, argomento sul quale ha pubblicato svariati volumi e contributi su riviste specializzate, di pittura postbizantina in Puglia, di pittura e scultura del Sette- cento (in particolare si segnalano i suoi studi su Corrado Giaquinto), con ampie incursioni nella storia dell’architettura pugliese, nell’arte dell’Otto e Novecento e nel contemporaneo. Dal 1994 al 2018 ha curato, inoltre, tutti i cataloghi delle mostre svoltesi presso la Pinacoteca di Bari.

Giuseppe Massari

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