Lettera aperta alle Istituzioni da parte della community dei tatuatori


COMUNICATO
Lettera aperta alle Istituzioni da parte della community dei tatuatori

Per poter anticipare l’apertura dei tattoo shop, ecco una lettera aperta alle Istituzioni da parte della community de IL TATUAGGIO.

Stando a quanto annunciato dal Premier Giuseppe Conte in data 26 aprile per la “Fase 2”, i tattoo shop potranno riprendere l’attività solamente dal 1° giugno. Troppo tardi secondo gli addetti ai lavori.

Per questo abbiamo deciso di scrivere una lettera aperta alle Istituzioni da parte della community de IL TATUAGGIO.

Il testo è stato diffuso sui nostri social e inoltrato via email direttamente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo e al Segretario Generale di Confartigianato, il Dott. Cesare Fumagalli

Questo il testo:

Ci facciamo portavoce della community di tatuatori e appassionati del tatuaggio. 

Tra tutti i nostri social raggruppati sotto il brand IL TATUAGGIO concentriamo oltre 700 mila contatti.

Scriviamo in merito ai recenti provvedimenti relativi alla cosiddetta “Fase 2”.

In particolare per la riapertura dei tattoo studio, dove si evince la probabile ripartenza al 1° giugno.

Il settore tatuaggio è un mercato che vale circa 300 milioni di euro e che conta oltre 7000 imprese in tutta Italia (dato Unioncamere-InfoCamere).

Siamo ben consapevoli del fatto che la nostra attività non sia essenziale e che il tatuaggio sia valutato come bene voluttuario.

Ma dietro la nostra realtà ci sono tante famiglie. A oggi, con questo provvedimento, molti padri non riusciranno a dare da mangiare ai propri figli, a pagare gli affitti e le bollette. Si creerà di fatto un esercito di nuovi poveri che aumenteranno se si lasceranno chiusi i tattoo shop in questo periodo per noi remunerativo e che permette di ammortizzare la bassa richiesta estiva.

Considerate infatti che nella stagione estiva la richiesta di tatuaggi cala circa del 90% e andando a ricominciare il 1° giugno di fatto si perderebbero 6 mesi di lavoro (da marzo a settembre)

Abbiamo sempre usato i DPI necessari per proteggerci dalla contaminazione dei virus trasmissibili per via ematica e siamo una delle categorie che, dopo il settore medico, saprebbe usare nella maniera più adeguata i sistemi di protezione per difenderci dalla contaminazione da virus aerobici.

Abbiamo la possibilità di lavorare da soli con una persona, senza assoluta possibilità di assembramento; sono già presenti nei nostri scaffali gel e disinfettanti virucidi, mascherine e guanti; igienizziamo la nostra postazione abitualmente dopo ogni trattamento, cosa che si potrebbe implementare per i virus aerobici; siamo tutti possessori di un contratto per lo smaltimento dei rifiuti contaminati.

L’occasione di contagio per noi è molto più bassa di qualsiasi altra attività. Prendere un mezzo pubblico, andare in un supermercato, entrare in un qualsiasi negozio sono azioni con molta più possibilità di propagazione del virus rispetto a farsi un tatuaggio.

Siamo chiusi da oramai due mesi e abbiamo ricevuto – neanche tutti – 600€ con cui dovremmo pagare affitti, bollette, tasse e il minimo per sopravvivere. Una miseria considerando quanto ci costa mantenere l’attività.

Se continuasse così, il 70% del nostro settore chiuderà per sempre.

Prolungando questa chiusura distruggerete un settore che fa girare ogni anno 300 milioni di euro.

Sperando in un vostro ripensamento/revisione del provvedimento.

In fede

La community de IL TATUAGGIO      

RICEVIAMO DA UNA NOSTRA LETTRICE LA SEGUENTE E-MAIL CHE VI RIPROPONIAMO ALL’ATTENZIONE

Gentile redazione di PUGLIA D’AMARE,
scrivo come imprenditrice, artista e tatuatrice di umili origini, che ha aperto il proprio studio tattoo a Trani (BT), dopo tanti sacrifici e senza chiedere aiuto alcuno.Ho aperto il mio studio appena il novembre scorso, poco prima che l’emergenza Covid esplodesse. E’ sembrato che il mio sogno si stesse tramutando in un incubo.
Sono passati due mesi da quando ho abbassato quella saracinesca che, con tanta fatica, lacrime e sudore, potevo finalmente chiamare “la mia attività”.In questi due mesi non sono stata insolvente sui fitti, i debiti e le spese di gestione che sono continuate a pervenire normalmente, nonostante le liquidità scarseggiassero.Ricordo a chi sta leggendo questa lettera, che la mia attività ha appena tre mesi di vita, ergo non ho avuto modo di accumulare grossi risparmi e non ho possibilità alcuna di richiedere un prestito per far fronte alle spese attuali e future, anche le spese necessarie per la riapertura.
Certo, in tutta Italia tanti altri si sono trovati nella mia stessa situazione: abbiamo stretto i denti e molti non ce l’hanno fatta. Chi resiste, come me, è oramai in ginocchio.A più di un mese dalla mia richiesta inoltrata e accolta regolarmente dall’INPS, dei 600€ neppure l’ombra. Ma non sono qui a lamentarmi e a colpevolizzare qualcuno circa lo sfacelo che la pandemia ha comportato per l’economia dell’intero paese, un paese con le sue inefficienze assolutamente impreparato a gestire una simile calamità.
Sono qui a comunicare la mia indignazione di fronte all’ordinanza del 7 maggio della Regione Puglia, per aver dimenticato una categoria professionale, quella dei tatuatori, troppo a lungo bistrattata: non abbiamo una rappresentanza, non un albo e non un peso politico a differenza dei colleghi professionisti parrucchieri ed estetisti che hanno ottenuto la riapertura anticipata al 18 giugno. I numeri contano, si, ma contiamo anche noi e anche noi facciamo parte del tessuto economico e sociale di questa regione.Noi più di chiunque altra attività che opera nel settore dell’estetica siamo pronti e competenti per affrontare la celebre FASE 2 di questo contagio.
Da sempre nella nostra prassi professionale siamo obbligati per legge all’uso di DPI quali mascherine, guanti, grembiuli e occhiali protettivi. Siamo obbligati per legge alla disinfezione e sanificazione degli ambienti, degli strumenti e delle superifici di lavoro, oltre all’uso di materiale sterile monouso di cui poi lo stockaggio e raccolta come rifiuti speciali pericolosi. E nonostante questo siamo stati esclusi. Perchè? Vogliamo una risposta.
Faccio presente che il nostro appello è stato accolto e portato in sede Parlamentare da due esponenti della destra italiana, ossia l’On. Mollicone di Fratelli d’Italia e l’On. Eugenio Zoffoli della Lega e che al di là del partito e idiologia politica abbiamo bisogno che qualcuno dia voce a noi dimenticati.Concludo riportando nel link sottostante la lettera aperta che una delle più grandi community social, IL TATUAGGIO, ha inviato al Governo ed altri esponenti di rilievo. Una delle tante lettere aperte, come la mia, che sono pervenute ai suddetti organi e che sono state puntualmente ignorate.
Infine in allegato è presente il protocollo igienico-sanitario di riapertura in sicurezza che la BODY ART ITALIA, unione delle principali associazioni di categoria tatuatori, piercer e dermopigmentatori italiani, ha predisposto per far fronte all’emergenza Covid19: che venga quantomeno preso in considerazione dalle autorità competenti per approntare una più sicura e celere riapertura degli studi presenti nella Regione Puglia, ma anche in tutta Italia.
Grazie per l’attenzione.
Cordialmente

Anna Lisa de Palma
Black Medusa Tattoo Studio, via Dalmazia n.99, Trani (BT)


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