QUEI PUNTINI IN EVIDENZA CHE DIVENNERO PAROLE E NOTE di Eduardo Terrana


21-2-2020 – Giornata Mondiale del Braille

QUEI PUNTINI IN EVIDENZA CHE DIVENNERO PAROLE E NOTE
di Eduardo Terrana

Un idea fantastica! Sei puntini in evidenza , posti su tre linee di due punti ciascuna compresi in rettangoli di quattro millimetri per sette, e Louis Braille, non vedente, inventò il suo speciale alfabeto per ciechi, che prese il suo nome.
Grazie al nuovo metodo si apriva una nuova era per tutti i non vedenti che finalmente potevano oltre che leggere anche scrivere. Andava così definitivamente in pensione il “metodo Valentin Haüy”, sino a quel momento in uso, che consentiva al non vedente di leggere, muovendo le dita su un filo di rame posto sulle lettere, ma non di scrivere.
Il metodo Braille introduceva una novità sostanziale e rivoluzionaria con i suoi “sei puntini in evidenza” che, diversamente posizionati, consentivano di ottenere 64 combinazioni sufficienti a rappresentare lettere, segni ortografici, segni matematici e note musicali.
Per il cieco è la luce che gli consente di guadagnare spazi di autonomia ed indipendenza.
La tecnologia moderna ha poi consentito, per mezzo dei sistemi informatici e dei lettori vocali, uno sviluppo applicativo del Braille impensabile, facendo comparire i “puntini in evidenza” sulle confezioni dei medicinali, sulle monete e perfino nelle ascensori.
Il cieco finalmente può vivere una vita più normale. L’importanza dell’utilità del metodo Braille è evidente se si considera che la cecità ed i disturbi visivi sono oggi ampiamente diffusi nel mondo, soprattutto nei paesi più poveri e in via di sviluppo. Secondo l’OMS i ciechi nel mondo sono oggi 39,8 milioni mentre i soggetti affetti da deficit visivi sono 285,3 milioni.
Inoltre almeno 2,2 miliardi di persone hanno problemi alla vista o di cecità o per cause connesse alla miopia, al glaucoma, alla cataratta. Di questi almeno un miliardo presenta problemi che potrebbero essere curati, ma i soggetti hanno difficoltà finanziarie che non consentono loro l’accesso a interventi specialistici .
Tra le cause di cecità si rilevano: la cataratta per un 53% dei casi, il glaucoma per un 9%, la degenerazione maculare legata all’età per un 6%, il tracoma per un 4%, la cecità infantile per un 4% e la retinopatia diabetica per il 2%. Altre patologie oculari causano affezioni presenti per un 22%, la cui casistica evidenzia, in particolare, le patologie della trombosi venosa della retina, che può colpire un solo occhio, il diabete mellito, che può colpire entrambi gli occhi, la miopia ed il rilevamento tardivo delle patologie oculari.
La prima causa di cecità nei paesi economicamente più sviluppati risulta essere la degenerazione maculare legata all’età, seguita dal glaucoma, mentre nei paesi più poveri o ad economia arretrata e/o poco sviluppata, sono la cataratta e i vizi refrattivi non corretti, le principali cause di cecità o di affezioni visive.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), richiama all’importanza della prevenzione in materia. Qui il discorso si fa dolente, perché le persone fanno ancora poco per proteggere la propria vista. Pertanto c’è ancora molto da fare sul piano della sensibilizzazione e della educazione visiva. La prevenzione, però, va sostenuta e raccomandata perché consente sia di trattare e bloccare prima molte cause di cecità, sia perché consente di ridurre i costi.
La cecità infatti è un onere notevole sia per chi la vive, sia per la società che ne sostiene i costi. Alle persone comporta una invalidità che impone pesanti limiti fisici, sociali, finanziari e di qualità della vita. Alla società impone pesanti oneri economici.
Preoccupa in prospettiva la previsione di crescita del fenomeno. Si stima che entro il 2050 il dato relativo ai ciechi lieviterà di tre volte tanto passando dagli attuali 39,8 milioni a 115 milioni di casi, per effetto dell’invecchiamento della popolazione, del cambiamento degli stili di vita e per l’accesso limitato alla cura degli occhi, che sono ritenute le cause di compromissione della vista più rilevanti. Analogamente è previsto un peggioramento del numero degli ipovedenti dagli attuali 285,3 milioni a 550 milioni di persone colpite.
Un dato questo non di scarso rilievo se si considera che il difetto visivo, anche se meno grave della cecità, determina comunque un peggioramento della qualità della vita. L’incidenza maggiore del fenomeno si registrerà in Asia e nell’Africa sub-sahariana, che presentano già tassi di cecità 8 volte superiori rispetto a tutti i paesi ad alto reddito.
Non è solo l’invecchiamento della popolazione, però, la causa prima della cecità. Influiscono notevolmente anche l’insufficienza degli investimenti nella terapie per prevenire l’aggravarsi del problema..
Maggiori risorse garantirebbero non solo a livello nazionale ma soprattutto internazionale, in particolare nei paesi sottosviluppati, un generale miglioramento della situazione, perché concorrerebbero a ridurre le cause della cecità e faciliterebbero l’accesso dei soggetti interessati a interventi mirati come la chirurgia della cataratta o della correzione di piccoli difetti della vista, o il semplice accesso a strumenti come gli occhiali da vista, che potrebbe ridurre una delle principali cause di problemi della vista: l’ errore refrattivo non corretto.
La prevenzione, inoltre, deve essere finalizzata anche a migliorare le condizioni igieniche delle popolazioni, che da sola ridurrebbe del 4% i casi di tracoma, patologia che provoca la cicatrizzazione della cornea e che è iper endemica in molte zone rurali e povere dell’Africa, dell’Asia, dell’America latina ed endemica in altri 44 paesi.
Va comunque rilevato che passi avanti sono stati compiuti nella cura di questa patologia, che ha reso ciechi o ipovedenti un miliardo e 900 milioni di persone. Oggi il rischio di contrarre il tracoma si è notevolmente ridotto. Solo nel 2018 sono stati trattati 146.000 casi e quasi 90 milioni di persone sono state curate con antibiotici specifici.
Per arginare l’aumento della cecità nel mondo necessitano finanziamenti adeguati e interventi mirati, da destinare a un maggior accesso alle cure delle popolazioni interessate ma anche alla formazione di equipe mediche specializzate.
Almeno 14,3 miliardi di dollari necessiterebbero per la copertura degli errori di rifrazione non curati e della cataratta a livello mondiale, mentre altri sei miliardi di dollari servirebbero per la prevenzione delle menomazioni della vista.
Queste somme andrebbero rese disponibili subito per fronteggiare le emergenze in atto.
Un invito pertanto va fatto alle istituzioni nazionali ed internazionali a dare più spazio a prevenzione e riabilitazione visiva, per garantire l’accesso a cure tempestive e di qualità ai circa tre miliardi di persone afflitte da gravi problemi oculari, dei quali otto su dieci potrebbero essere evitate. Una sfida di civiltà per vederci chiaro.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace

EDUARDO TERRANA


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