LA DIVINITÀ UMANIZZATA, L’UMANITÀ DIVINIZZATA Domenica di Pentecoste (C)


LA DIVINITÀ UMANIZZATA, L’UMANITÀ DIVINIZZATA

Domenica di Pentecoste (C)

Siamo a 50 giorni da Pasqua e la Chiesa celebra la Pentecoste (in greco antico: pentecosté “hēméra”, cioè “cinquantesimo “giorno” Nella fede ebraica era chiamata lo “Shavuot”, o festa delle settimane, in essa si compiva uno dei tre solenni pellegrinaggi a Gerusalemme, dove c’era l’unico tempio in cui gli ebrei potevano offrire sacrifici. Questa celebrazione affonda le sue radici nell’antichità, quando non era che il giorno in cui si presentavano a Dio le primizie del frumento, come gli antichi precetti prescrivevano. Successivamente divenne la solennità in cui si faceva memoria della Torah: la Legge data a Mosè perchè il suo popolo potesse avere una via da seguire nell’attesa del suo Messia. Anche per noi cristiani è il giorno della primizia, ma, al posto del grano, il Cristo sommo sacerdote offre i primi discepoli riuniti nella Sua Chiesa che, attraverso l’effusione dello Spirito Santo, costituisce come suo mezzo eletto per operare nella storia. Interessante notare l’accostamento tra frumento e Thorà: il pane che nutre il corpo e quello che alimenta l’anima (cfr. Mt 4, 4 e Lc 4, 4). Se si considera poi l’ulteriore associazione con la Pentecoste dello Spirito, che “divinizza” la Chiesa nascente, diventa chiaro come Dio voglia fare di lei, custode e dispensatrice della Parola, il nutrimento spirituale per l’intera umanità. È l’anti Babele: se il celebre racconto biblico narra dell’esito catastrofico del tentativo umano di auto-divinizzarsi e unificarsi (cfr. Gn 11), quello della pentecoste ci narra come, la Verità portata da Cristo, permette all’uomo di riunirsi attorno al Suo messaggio universalmente condivisibile. Le parole del Vangelo annunciate da coloro che erano riuniti nel cenacolo, inebriati dal Vino Nuovo dello Spirito, sono comprensibili da tutti: è lo stesso Paraclito che porta la voce di Gesù nel cuore di quelli che ascoltano (cfr. At 2, 1-11). Come con l’incarnazione il Verbo “umanizza” la divinità, così nell’Ascensione Egli divinizza l’umanità estendendo la sua Gloria a tutti noi attraverso il dono delle Pentecoste.

Gv 14,15-16.23-26

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».+

Il Paraclito (dal greco “Paràcletos”: il chiamato a se; l’invocato; il consolatare e il soccoritore), è la presenza stessa di Cristo, per opera dello Spirito, presso il cuore di chiunque lo voglia accogliere.

Ascendendo al Cielo, dopo aver “umanizzato” la divinità, Cristo “divinizza” l’umanità divenendone l’unico cuore condiviso: “Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose” (Ef 4, 10). Da allora Gesù parla per mezzo dello Spirito alla coscienza di chiunque voglia ascoltarlo per renderlo suo amico, alleato e collaboratore nel suo disegno di Salvezza: ” Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).
Anche se con Cristo la Rivelazione è data all’uomo nella pienezza, l’umanità fa fatica a comprenderla e la Sua “intelligenza” si fa strada a fatica nella storia. Gesù continua a parlarci senza dire niente di nuovo ma continuando a stupire con lo splendore del Suo messaggio di inaudita Speranza. Parlando di “cose future”, Gesù fa riferimento a quel processo irreversibile che egli stesso ha innescato nella storia: il Suo ritorno definitivo, la Parusia. Questa Speranza rende invincibile il cuore del credente che è così pronto a tutte le battaglie.
Quando la Sua Parola è accolta diventa “carne” e testimonianza nella nostra vita, Speranza per il mondo. La voce di Dio è luce sulla nostra intelligenza che si confronta con il mistero della Rivelazione. Da questo nasce un’esperienza di rivoluzione interiore che, senza nemmeno accorgercene, ci fa testimoni e annunciatori della Salvezza: “Chi ha sete venga da me e beva, chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 7, 37-38).

Vi propongo un’antica preghiera cristiana scelta per introdurre le sessioni del Concilio Vaticano II: “Adsumus
Siamo qui dinnanzi a Te, o Spirito Santo:
sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel Tuo nome;
vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci Tu ciò che dobbiamo fare,mostraci Tu il cammino da seguire, compi Tu stesso quando da noi richiedi.

Sii Tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché Tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso: non permettere che sia lesa la nostra giustizia, Tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia,non ci influenzino cariche e persone;
tienici stretti a te col dono della Tua grazia, perché siamo una sola cosa in Te e in nulla ci discostiamo dalla verità.

Fa che riuniti nel Tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, così da far tutto in armonia con Te,
nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni.”

Amen.

Felice Pentecoste!

FRA UMBERTO PANIPUCCI

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