DIO HA UN TRONO SCOMODO: IL NOSTRO CUORE Domenica dell’Ascensione (Anno c)


DIO HA UN TRONO SCOMODO: IL NOSTRO CUORE

Domenica dell’Ascensione (Anno c)

Oggi la Chiesa festeggia l’Ascensione, solennità che, assieme al Natale, la Pasqua e la Pentecoste, è fra le più importanti. Il mistero che celebra attualizza come, l’umanità di Gesù, mai disgiunta dalla sua divinità, viene assunta nella pienezza della Vita Trinitaria; proprio questo lega tutti noi al cuore di Dio, facendoci veri “figli adottivi” e quindi coeredi di Cristo, nostro fratello maggiore e primogenito dei risorti. Cristo ascende al Padre “per prepararci un posto” e mandarci lo Spirito Santo. Attraverso il suo “salire al Cielo” Gesù Trascende le categorie dello spazio e del tempo facendosi prossimo a tutti noi.

Lc 24,46-53

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.+

Gesù ha predicato il Vangelo esortando alla conversione e dispensando il perdono, tutto nella prospettiva della resurrezione futura. Tale impresa non termina con lui, ma continua attraverso la sua Chiesa. Tale missione può essere efficacemente intrapresa solo da chi ha ben radicate le tre virtù teologali. Infatti dalla Fede nasce la Speranza che ci rende capaci di Carità, che è trasparenza di Cristo e presenza visibile di Dio e del suo Spirito. Tale amore ha visto la sua più alta manifestazione attraverso le stesse parole di Gesù crocifisso: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34); non solo il Cristo ci dimostra di non avere rancore per i suoi nemici (essi stessi oggetto dell’azione salvifica), ma ha persino la forza di chiedere a suo Padre di non imputare loro quel orribile peccato. In quel momento Dio, nella persona del Figlio, rivela il suo vero volto; non un giudice, non un monarca dispotico, ma un Padre paziente e misericordioso che aspetta di mostrare all’uomo la sua onnipotenza attraverso un evento di speranza: la resurrezione, la stessa che è stata promessa a tutti noi. Una vittoria che inghiotte uno sfondo, quello della passione, che sapeva di totale sconfitta. La capacità di perdonare è dunque strettamente legata alla capacità di saper prendere la propria Croce: tanto più si ha un amore conforme a quello oblativo di Gesù, tanto più si sarà disposti al Perdono. Un cuore capace di questo è davvero libero e, conseguentemente, capace di testimoniare efficacemente il Vangelo atteso dall’umanità. Non si può compiere un gesto così grande senza aver riposto ogni speranza nelle promesse di Cristo, solo questo può renderci immuni dalle avversità della vita e dagli attacchi del maligno.

+Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».+

Tale maturità non si conquista in un giorno. Non ci si improvvisa profeti e sacerdoti, la missione che Gesù ha affidato agli Apostoli richiede una sovrabbondanza di doni dall’alto, cosa che può avvenire solo se si permane nella “città santa”, ovvero: nello stato di Grazia, nella preghiera e nella lode. Dio immerge il cosmo e l’umanità nel suo Spirito, e proprio come farebbe l’acqua, Egli si fa strada la dove trova accoglienza. Quando questo succede, il cristiano diventa trasparenza di Cristo che agisce nella storia. Senza disponibilità dell’uomo la Salvezza e le sue opere non possono farsi strada nella storia, ciò a motivo della stessa scelta di Dio, che ci ha creati liberi.

+Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.+

Non è un caso se, nell’iconografia cristiana, l’evento dell’Ascensione viene rappresentato, a volte in modo un po’ ingenuo, come la salita al cielo di Gesù; c’è da dire che questo brano è molto chiaro in tal senso. Tuttavia, è anche vero che questa immagine potrebbe indurci un’idea teologicamente sbagliata, rispetto al suo significato più autentico. Il Cielo non è un luogo, Gesù ascende alla dimensione dello Spirito, dove si dissolvono le barriere del tempo e dello spazio. Egli quindi non si è allontanato da noi per godere di una beatitudine eterna e distaccata, ma, al contrario, si è fatto prossimo, anzi, intimo, a tutta l’umanità e, fedele alla logica del “servo”, resta mediatore personale per ciascuno di noi. Da quel momento in poi, attraverso lo Spirito, la dimora di Dio è il nostro cuore. Egli condivide ogni nostra gioia e sofferenza. Lui resta qui, fra le miserie del mondo, nel furore della battaglia fra bene e male, in prima linea. Dio si fa strada in chi si mette in gioco rischiando ed esponendosi personalmente, e resta escluso dai cuori di coloro che permangono nelle retrovie della tiepidezza o, ancor di più, restano nella precaria tranquillità dei palazzi dell’indifferenza.

FRA UMBERTO PANIPUCCI

Felice Domenica

CONTATTI E INFO:
pugliadaamareonline@gmail.com

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