L’IMPERFEZIONE FELICE VI Domenica di Pasqua Gv 14,23-29 art.di Fra UMBERTO PANIPUCCI



L’IMPERFEZIONE FELICE

VI Domenica di Pasqua

Gv 14,23-29

+In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.+

La Fede che Gesù vuole suscitare in chi lo segue, non è fondata sul legalismo, la paura della dannazione o, peggio ancora, la minaccia di violenza fisica o psicologica. Il Cristo desidera dall’umanità una risposta libera e spontanea a quell’Amore che Lui stesso a testimoniato volontariamente fino al martirio. Non è la nostra pura volontà a farci fedeli cristiani: la Grazia si fa strada nel cuore dell’uomo se incontra il terreno fertile dell’Amore verso Dio, il prossimo e le creature. Arditamente, S. Agostino, commentando 1GV 7, 7-8, affermava: “Ama e fa ciò che vuoi”. Infatti, qualsiasi azione suscitata da un amore che si modella su quello di Cristo, non può essere sbagliata o nociva. Ancora una volta i vangeli ribadiscono che la via verso la santità si apre solo ad un cuore capace di amore vero, disinteressato e capace di sacrificio. Non si tratta dunque di realizzare un perfezionismo infelice, ma, piuttosto, un’imperfezione felice.

+Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.+

Nonostante la chiarezza del messaggio affidatoci da Cristo, quante volte l’umanità, a volte anche la stessa Chiesa assieme alle varie confessioni cristiane, sono cadute nel tranello di voler proporre una fede di stampo “farisaico”? Le crociate, gli abusi dell’inquisizione, la compravendita delle indulgenze, le persecuzioni e gli scandali finanziari… Nonostante questo Dio non ha smesso di mandarci lo Spirito Santo, suscitando così uomini e donne che facendo splendere la sua Luce, sono diventati autentici testimoni del Vangelo, l’unica forza capace di liberarci dalle tenebre che ci attanagliano e confondono.

+Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.+

In cosa differisce la pace del mondo da quella che dà Gesù? Il nostro cuore è un grande calderone in cui ribolle ogni sorta di bisogni, autentici, fittizi o indotti dall’attuale, opulento, stile di vita. Questo ci spinge a cercare la “pace” attraverso la soddisfazione di questi desideri, perlopiù egoistici. Tale quiete non verrà mai raggiunta in quanto, gli oggetti delle nostre brame, essendo soggetti a usura, moda e obsolescenza, non saranno mai in grado di rispondere pienamente alle nostre sempre più esigenti “necessità”. La Pace che ci propone Cristo nasce invece dalla ricerca dell’unico bene che può renderci davvero appagati: lo Sposo della nostra anima, Dio. Per raggiungere questo tesoro abbiamo una mappa: il Vangelo; una bussola: lo Spirito Santo, la Chiesa e tutti gli uomini e le donne che si fanno trasparenza di Cristo; abbiamo inoltre cure e nutrimento per il lungo tragitto: i sacramenti.

+Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».+

Con queste parole Gesù sta preparando i suoi allo “scandalo” della sua Passione. Morire, da quel momento in poi, sarà per i seguaci della Via, lo schiudersi del seme! Ciò ci fa capire che senza la speranza della resurrezione il Vangelo perde il suo senso più profondo, insieme a tutte le nostre sofferenze e ai mali che colpiscono il mondo. Se Cristo, il Figlio di Dio e nostro Re, non fosse risorto, la sua crocifissione non sarebbe che la sconfitta definitiva del bene e la vittoria del male. Infatti se lui non avesse trionfato nessun altro avrebbe potuto farlo. Ecco perchè, crederci, resta la “conditio sine qua non” per essere cristiani e continuare a camminare sulla terra “come agnelli in mezzo ai lupi”.

Felice Domenica.

FRA UMBERTO PANIPUCCI

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