DALL’ESPERIENZA DEL RISORTO SCATURISCE LA FEDE II Domenica di Pasqua


IL VANGELO

DALL’ESPERIENZA DEL RISORTO SCATURISCE LA FEDE

II Domenica di Pasqua

Gv 20, 19-31

+La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. +

Il capitolo 20 del Vangelo di Giovanni è scandito dal “giorno dopo il sabato” che, oltre a questa circostanza ricorre altre due volte (cfr. Gv 20, 1; 19; 26). Esso contraddistingue le altrettante sezioni che costituiscono il corpo dello scritto: la tomba vuota e l’apparizione a Maria di Magdala; L’apparizione ai discepoli; l’apparizione a Tommaso. Gesù insiste su questo giorno manifestando più volte in esso sia la sua resurrezione, sia il suo essere presente vivo e vero fra i suoi discepoli riuniti. In tal modo rende chiara la sacralità di questo tempo settimanale.

Riflettendo su questo potremmo chiederci quale idea abbiamo oggi del nostro giorno santo: la domenica. “Ricordati del giorno dello ‘šabbāt(t)’ per santificarlo : sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio.” (cfr. Es 20, 8)

Ormai il nostro “šabbāt(t)” sta sempre più diventando un giorno qualsiasi. Ormai non si ia tende più la domenica, al suo posto e subentrato il weekend, tempo per divertirsi e mettere tra parentesi quello che ci aspetta il lunedì.
Eppure la domenica è segno dell’eterno oggi divino, da cui sorge e verso cui corre l’intera storia. I ciclo di ogni settimana inizia e termina in essa proprio per ricordarci da dove veniamo e verso chi andiamo. Forse non stiamo più consacrando questo tempo e la stessa idea di sacralità ci sta sfuggendo. Non più scandita dalla domenica, ma dai weekend, la storia rischia di diventare un susseguirsi di cicli senza senso. Sentiamo cosa dice San Giustino in un suo scritto: « Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole, poiché questo è il primo giorno [dopo il sabato ebraico, ma anche il primo giorno] nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, nostro Salvatore, risuscitò dai morti »
(San Giustino, Apologia). Quello che hanno fatto i nostri fratelli nelle chiese perseguitate in tutto il mondo, c’è chi rischia la vita per santificare le feste.

Apparendo ai discepoli, ancora increduli dopo l’annuncio di Maria di Magdala e dei discepoli di Emmaus, Gesù entra a porte chiuse, in un luogo segreto. Egli sa sempre dove siamo, può sempre raggiungerci. Questa parola conferma la sua promessa: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (cfr Mt 18, 20). Dopo la resurrezione l’umanità di Gesù è glorificata: non più soggetta alla prigione del tempo e dello spazio, alla sua natura umana, viene data libertà assoluta. Il suo saluto di Pace vuole rassicurare i presenti, farli desistere da ogni dubbio, ma anche scacciare il timore delle persecuzioni che già stanno affrontando.

Perchè Gesù non è guarito completamente? Perchè ha lasciato i segni di quell’orribile tortura e con essi il ricordo del tradimento, l’abbandono dei suoi discepoli e il rinnegamento di Pietro? Forse perchè la Chiesa è il corpo di Cristo che continua si a testimoniare la sua resurrezione restando però ancora ferito dal peccato. La crocifissione non è stata causata solo da parte dei suoi nemici, ma anche dalla fragilità dei discepoli e della loro incapacità di essere costanti nella fedeltà, fatta accezione per il piccolo resto che si è radunato ai piedi della croce.

+Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».+

Un altro saluto di pace. Questa volta Gesù voleva far capire ai suoi che egli aveva perdonato la sua comunità per l’abbandono l’incredulità e che si sarebbe ancora fidato di loro. Lo Spirito, che procede dal Padre è mandato dal Figlio attraverso il suo soffio. Facendo questo Gesù chiede l’accoglienza del Dono, senza prescindere dalla volontà dei discepoli. Se la Grazia è elargita non è detto che venga ricevuta. Ai presenti nel cenacolo viene data la facoltà del perdono dei peccati: una terribile responsabilità. Il passo è molto chiaro: i peccati possono anche non essere rimessi. Eppure sul modello del suo insegnamento anche un assassino in punto di morte, se ravveduto, può aspirare al paradiso (Lc 23,39-43). Non si può comprendere questo ministero senza condividere con Cristo l’ardente desiderio di salvezza per ogni uomo. Va fatto notare, inoltre, come nei vangeli sinottici venga ribadito la necessità del perdono reciproco per la salvezza personale (Cfr. Mt 6:14-15; Mc 11:25; Lc 6:37).

+Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».+

Un altro ritornello del ventesimo capitolo di Giovanni è l’incredulità. Non credono al discepolo che Gesù amava a cui è bastato vedere il sudario piegato e la tomba vuota; non credono alle parole di Maria di Magdala, prima testimone e annunciatrice del Vangelo; Tommaso, non crede alla comunità riunita nella fede dopo l’apparizione. Nessuno crede alle parole dei testimoni, del resto nemmeno alla triplice promessa di resurrezione fatta dal Signore. Tutti accolgono l’Annuncio solo dopo l’esperienza della resurrezione. Se è stato così per loro come non può esserlo anche per noi?

+Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».+

Tommaso si sente escluso dall’esperienza del risorto, tutti i suoi compagni l’avevano visto tranne lui! Non è difficile immedesimarsi e immaginare quello che sentiva. Le sue parole erano state forti: “io non credo”. Tuttavia egli persevera e non abbandona la comunità, facendo violenza a se stesso. Proprio questo lo premia! Esattamente una settimana dopo, nel giorno del Risorto, egli ne fa esperienza.
La Fede dunque non nasce da un’elaborazione intellettuale, ma dall’esperienza.

–[Il Signore] È vicino a chiunque lo invoca,
a chi lo cerca con cuore sincero (salmo 144,18)

–la Sapienza parla:“Io amo quelli che mi amano, e quelli che mi cercano diligentemente mi trovano,” (Proverbi 8,17)

Queste le parole del salmo 144 (v. 18) ci rivelano come sia necessario un impegno profondo e personale per fare esperienza di Cristo e della resurrezione, così da verder rivoluzionata la propria vita da tale incontro .

+Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.+

Se l’incredulità è più volte affrontata la fede è la vera protagonista di questo capitolo. Non esiste una formula che ci renda credenti, non c’è un’esperienza standard della resurrezione, ma tutti devono compiere un cammino personale, invocando il Suo nome con amore sincero e incondizionato. Se non cerchiamo Dio abbiamo già perso tutto.

Felice Domenica

FRA UMBERTO PANIPUCCI

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