LA SAGGEZZA DIVINA SI NASCONDE DIETRO UN VELO DI FOLLIA di Fra UMBERTO PANIPUCCI


FRA UMBERTO PANIPUCCI

LA SAGGEZZA DIVINA SI NASCONDE DIETRO UN VELO DI FOLLIA

Lc 6,27-38

+In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico:+

Gesù riserva i suoi insegnamenti più preziosi a coloro che “ascoltano”, ovvero chi è disposto ad accogliere la Parola fino in fondo accettando così la sfida che la fede porrà al suo buon senso, ma anche alle paure che possono frenare la crescita spirituale. Le parole che stanno per seguire non arriveranno a tutti, pur essendo proferite pubblicamente. Fin quando non si è pronti al vero ascolto questi versetti restano silenzio, parole insensate, enigmi che, ad un cuore chiuso, restano follia.

+amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra;+

La storia è brutalmente segnata dalla violenza fratricida. Ai tempi di Gesù questa realtà mostrava se stessa ogni giorno per le strade, basti pensare al quotidiano orrore delle crocifissioni. L’orgoglioso popolo d’Israele cercava di reagire come poteva all’ingiustizia degli occupatori romani, ma ciò nulla otteneva, se non un’interminabile spirale di sangue che culminerà con la distruzione di Gerusalemme e l’assedio di Masada. Cristo vuole spezzare questa maledizione proponendo un nuovo modo di affrontare il male, ovvero annullarlo con il bene, rifiutandosi così di scendere allo stesso livello di chi odia, maledice, disprezza ed è violento. Chi fa il male si aspetta reciprocità, ma rimane disorientato se i destinatari dei suoi gesti rispondono a questi con il bene. Chi commette violenza è già vittima di questa: smarrito, ha perso la luce divina e brancola nel buio della menzogna. Ha bisogno perciò della preghiera, ma anche di sapere che c’è qualcuno disposto a perdonarlo. Porgere la guancia diventa così un gesto vittorioso, chi lo fa non cede al ricatto della violenza e ferma la spirale della vendetta.

+a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.+

La paura di perdere i nostri beni ci rende ansiosi e angosciati, ci porta alla diffidenza e alla chiusura, non raramente ciò può renderci anche violenti. Ecco perché Gesù vuole che i suoi discepolo più intimi siano il più possibile distaccati dalle sicurezze materiali. Per i seguaci di Cristo c’è qualcosa di più importante da difendere e custodire.

+E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.+

Questo principio etico è noto come Regola d’oro ed è presente in quasi tutte le culture sotto forma positiva o negativa (non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te), ne si ha traccia già dagli egizi. Si tratta del principio di reciprocità ed è una norma morale dal valore universale. Gesù insegna ai suoi discepoli a regolare le proprie azioni verso gli altri in base alle loro necessità, sviluppando così quella che oggi chiameremmo empatia. Nel discorso della Montagna questo principio è utilizzato da Matteo come una sintesi al grande commento sulla Torah che Gesù fa nei capitoli precedenti (cfr. Mt 7,12 in riferimento ai capp. 5-7). In Luca, invece, essa Introduce i precetti sull’amore incondizionato che un discepolo di Cristo deve avere verso chiunque, anche i propri nemici. Essenzialmente un cristiano deve conformarsi a quel Dio che è amore, non si vendica ed sempre disposto al perdono, qualora lo si voglia accogliere.

+Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.+

Non basta essere onesti e restituire il bene che ci viene fatto, il cristiano è colui che porta il cielo in terra e fa venire il Regno attraverso se stesso (La preghiera del Padre nostro è un programma di vita cfr Mt 6, 9-15). Se poi riesce a non essere solo, ma la realizza la sua santità assieme alla comunità questa diventa un angolo di paradiso in questo mondo. Se il nostro modo di vivere non diventa davvero alternativo, non c’è nulla che ci distingue dagli altri, siamo sale che ha perso sapere, luce nascosta sotto il moggio (Cfr. Mt 5,13-16).

+Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.+

Gesù svela finalmente l’arcano: “l’assurdità” di questi comportamenti si rivela essere la più profonda saggezza. Egli ci vuole invitare a essere figli dell’Altissimo, cioè ad assomigliare a Dio stesso che nel suo amore è fedele a noi anche quando noi non lo siamo nei suoi confronti. Il cristiano, alter Christus, è chiamato a testimoniare la misericordia del Padre a tutti gli uomini, specie quelli che non appartengono alla propria cerchia.

+Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».+

Nella misura in cui somiglieremo a chi ci ha rivelato il Padre attraverso la sua stessa vita (cfr. Gv 14,9) saremo partecipi della divinità (ovvero verremo inabitati dallo Spirito), diversamente non potremo accogliere quel dono che già è pronto per noi. Dio è perdono, se l’abbiamo accolto perdoneremo e ci sentiremo perdonati; Dio è misericordia: se l’abbiamo accolto saremo misericordiosi e conosceremo la sua misericordia; Dio è amore incondizionato verso tutti: se l’abbiamo accolto sapremo amare anche i nostri nemici e sperimenteremo l’estasi del suo amore infinito.

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci.

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