L’EUCARESTIA: IL DIO PIENAMENTE PRESENTE E PIENAMENTE DATO di Fra Umberto Panipucci



L’EUCARESTIA: IL DIO PIENAMENTE PRESENTE E PIENAMENTE DATO.

Domenica del Corpus Domini (b)

L’adorazione del Santissimo Sacramento nella sua forma più solenne, che oggi celebriamo, è stata un’espressione della preghiera che si è fatta strada nella storia della Chiesa per sottolineare la presenza reale e sostanziale del Signore nelle specie eucaristiche del pane e del vino. Nel corso dei secoli il dubbio che la “transustanziazione” (parola che indica il cambiamento sostanziale del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo durante la preghiera eucaristica), è sorto molte volte, coinvolgendo non di rado anche gli stessi ministri consacrati della Chiesa Cattolica. Pensiamo ai miracoli eucaristici di Lanciano e di Bolsena e alla totale conversione in carne e sangue avvenuta per rispondere al dubbio dei sacerdoti che celebravano l’Eucarestia. Tale solennità doveva essere istituita per aiutare il clero ed il popolo a far proprio il concetto di presenza reale, di per se impensabile per la ragione umana. Fra le figure storiche che hanno contribuito all’istituzione del Corpus Domini spicca Santa Giuliana di Cornillon, monaca agostiniana, che, profeticamente spinta dall’azione dello Spirito, ha lottato perchè questa festa fosse istituita, prima nella sua Diocesi di Liegi (Belgio), anche per contrastare un nascente movimento che negava la presenza reale di Gesù nel Sacramento, e poi in tutta la Chiesa ad opera di Papa Urbano IV con bolla “Transiturus de hoc mundo” dell’11 agosto 1264. La spiritualità eucaristica ha avuto grande diffusione sopratutto dopo il concilio di Trento, un altro periodo in cui il concetto di presenza reale andò in crisi in seguito alle riforme protestanti, da allora questa particolare attenzione verso il Corpo e il Sangue del Signore è diventata caratteristica peculiare della chiesa Cattolica di rito latino, non esiste, infatti, un’altra confessione cristiana in cui le specie consacrate del pane e del vino siano così tanto circondate di rispetto e amore (mi riferisco al culto eucaristico) anche dopo la divina liturgia. La presenza reale di Gesù nel SS. sacramento accompagna sempre la Chiesa Cattolica, proprio come l’arca dell’Alleanza dava forza al popolo di Israele prima nel deserto e poi nel tempio di Gerusalemme; Così come le tavole della legge erano il segno tangibile dell’Antica Alleanza, allo stesso modo la presenza dell’Eucarestia lo è per la Nuova.

Commento a Mc 14,12-16.22-26

+Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». +

Il Signore ha deciso di istituire l’Eucarestia durante la solenne veglia in cui Israele celebrava il memoriale della sua liberazione dalla schiavitù: Pèsach. Questo perchè i futuri discepoli di Gesù potessero, in continuità con l’Antica Alleanza, passare alla Nuova facendo memoria di colui che ha liberato l’uomo dal peccato e dalla morte, entrambe sommerse e distrutte dalle acque della Grazia Battesimale, proprio come i persecutori dell’umanità oppressa erano stati sommersi dal mar rosso per la loro ostinata volontà di violenza.

+Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.+

Uno scorcio di storia: l’uomo con la brocca, quella casa, la stanza… L’evangelista rende evidente l’azione provvidenziale dello Spirito che dispone ogni cosa, nel tempo, nello spazio e nei cuori. Lo sconosciuto viene incontro a discepoli (dunque non s’incontrano per caso) con acqua, simbolo di vita e, in questo caso, di accoglienza gradita. Compare un altra personaggio: il padrone di casa, si deduce così che l’uomo con la brocca è un servo. I discepoli parlano in nome del maestro: “Dov’è la mia stanza?”, la sua identità si estende anche a loro. La domanda rivolta al padrone potrebbe essere fatta a ciascuno di noi: che spazio riserviamo a Dio nella vita che ci è affidata perchè Egli, con i nostri fratelli, possa “cenare” con noi? Ricordiamo queste parole dell’Apocalisse: ” Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).

+Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.+

Dobbiamo sempre preoccuparci di riservare uno spazio adeguato al nostro Dio e ai fratelli, non uno qualsiasi, ma il migliore che possiamo offrirgli, tanto nella quotidianità quanto nell’intimità del nostro cuore. È quello che fa l’ottimo padrone di casa, non gli offre una stanza qualsiasi, ma la migliore. grande, arredata e già pronta, segno che egli aspettava quel momento con grande gioia e impazienza!

“Preparare”: nelle scritture quello che succede esternamente corrisponde quasi sempre a qualcosa che avviene nell’interiorità. All’Eucarestia bisogna prepararsi, disporsi, essere in familiarità con Dio, rendersi disponibili al servizio. Tuttavia la cena non è preparata dal padrone di casa, ma dai discepoli, c’è una distinzione nel ministero che viene sottolineata.

+Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.+

Su queste poche parole si potrebbe scrivere un libro: nella notte dell’antica Pasqua sono sacrificati i primogeniti d’Egitto perche il cuore del Faraone si piegasse, in quella “nuova” è il primogenito di Dio ad esserlo perchè, attraverso la resurrezione, venisse destituita la signoria della morte, la quale davanti alla vittoria di Cristo, deve arrendersi e consegnare coloro che teneva in schiavitù. Il momento della benedizione e della frazione del pane era collocato all’inizio della cena pasquale, mentre, venivano benedetti 4 calici in quella circostanza, probabilmente quello a cui si riferisce l’evangelista, era l’ultimo, che chiudeva il memoriale prima dell’inno di benedizione, in mezzo c’era dunque l’intera cena la quale durava tutta la notte. Il fatto che l’evangelista si limiti a sottolineare questi due momenti evidenzia come le antiche comunità, nelle loro celebrazioni domestiche, avessero già isolato e congiunto i due momenti. La Nuova Alleanza si innesta in quella Nuova, in modo inequivocabile. Egli ci offre il suo Corpo per essere un tutt’uno con noi, offre il “Sangue dell’Alleanza”, sede dell’anima per gli antichi, così che il Suo stesso spirito possa scorrere in noi.

+In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.*+

Questo “vino nuovo” è la Gioia che ci colmerà quando saremo al cospetto di Dio. Una Gioia che riempirà anche il cuore di Gesù perchè si ricongiungerà definitivamente con i suoi amati. Fra il vecchio e il nuovo vino c’è però lo spazio che resta di questo pellegrinaggio terreno irto di ostacoli, pericoli e sofferenze.

+Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.+

L’inno era una composizione di salmi che ringraziavano Dio per la sue opere, uno di questi eri il salmo 133:

“Ecco quanto è buono e quanto è soave
che i fratelli vivano insieme!
[È come olio profumato sul capo,
che scende sulla barba,
sulla barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.
È come rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione
e la vita per sempre.”

Felice Solennità del Corpus Domini!

Fra Umberto Panipucci

 

 


BUONA DOMENICA

PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE

INFO/CONTATTI:  pugliadaamareonline@gmail.com

 

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