IL PASTORE DA’ LA VITA IV Domenica di Pasqua



 

IL PASTORE DA’ LA VITA

IV Domenica di Pasqua

Gv 10,11-18

 

I’ispirato evangelista Giovanni, attraverso questo passo, cita Gesù per parlarci del pericolo che si nasconde nei falsi pastori, minaccia che può venire dalla doppiezza dei loro intenti o semplicemente dalla loro incostanza difronte a pericoli e difficoltà.

Allo stesso tempo pone se stesso come modello a chiunque vuol avere responsabilità su una comunità di cristiani.

+In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.+

Dare la vita: in questa piccola locuzione c’è il senso più vero e profondo di quella parola che tante volte ricorre nei nostri discorsi, spesso in modo gratuito e superficiale: amore. Gesù è il buon pastore perchè dona tutto se stesso e sappiamo bene fino a che punto e a quale prezzo. Riconoscendo questo accettiamo una visione di Dio ben chiara: colui che offre tutto per noi.

+Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. +

Chi è il lupo? Gesù nel Vangelo di Giovanni ha due grandi nemici: Il diavolo e coloro che ostacolavano la sua missione. I mercenari non agiscono se non nella prospettiva di un vantaggio personale e si dileguano quando la convenienza viene a mancare, mentre il lupo, predatore spietato, non può essere che il diavolo. Quest’ultimo termine prende origine dal composto greco di due parole “dia” (attraversare, dividere, tagliare) e “ballo” (mettere, gettare), quindi dividere frapponendo qualcosa in mezzo: la menzogna in questo caso. Diabolos veniva usato dai greci metaforicamente per indicare un calunniatore, il quale, come è noto, divide e distrugge la pace dei singoli e delle comunità seminando la discordia proprio attraverso la manipolazione della verità. Qui non si tratta solo dell’angelo caduto: le prime comunità cristiane erano spesso visitate da sedicenti cristiani che in realtà potevano essere spie dei loro avversari, mestieranti o giudei che volevano convincere i primi credenti ad abbandonare la loro fede per abbracciare l’ebraismo. C’erano inoltre alcuni gruppi di giudeo cristiani che non accettavano l’origine divina del Cristo e volevano fare della nascente fede semplicemente l’ennesima riforma dell’antica religione e di Gesù nient’altro che un profeta, come potete immaginare erano difficili da individuare.

A tale proposito vi cito solo alcuni passi che evidenziano quanto questa minaccia fosse grande nelle prime comunità.

“Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere! Siamo infatti noi i veri circoncisi, noi che rendiamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci gloriamo in Cristo Gesù, senza avere fiducia nella carne” (Fl 3,2l3);

“Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”.

“Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore degli empi” (2Pt 3,17).

“Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo” (1Gv 4,1).

Un presbitero doveva ben saper lottare ed avere coraggio per difendere la sua comunità.

Se un pastore fugge davanti a tali problemi, non sapendosi addossare queste responsabilità con i relativi rischi, è dunque solo un mercenario: si nutre dell’affetto e dei beni della comunità in cambio dei suoi servizi fin quando è conveniente. Nell’allegoria del lupo può essere vista anche l’immagine del potere che fra i maggiori strumenti di auto affermazione ha proprio quello della manipolazione delle informazione attraverso cui può quel “divide et impera” tanto noto ai notabili romani, abili politici che sapevano come restare sempre a galla.

+Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.+

Gesù incarna l’Amore e riempie questa parola di significato. Ecco perchè resta il “buon pastore”. Proprio la conformazione a Cristo è il criterio più efficace per fare discernimento su stessi e gli altri. Tutta via lui solo conosce davvero il nostro cuore e quello altrui, quindi l’ultimo giudizio non spetta mai a noi. Ciò non toglie che i veri cristiani devono saper fare discernimento su quello che ascoltano dentro e fuori loro stessi. Essi devono imparare riconoscere e seguire la voce dello Spirito quando parla nel loro cuore o attraverso i fratelli. La storia ci insegna che il popolo eletto troppo spesso si è lasciato sedurre da falsi pastori, portandolo così a compiere azioni indegne in nome di un Dio che ci ha insegnato tutt’altro che guerra, violenza, intolleranza e avidità.

+E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.+

Gesù dichiara l’universalità della sua missione salvifica. Il messaggio è per tutti quei cuori che vorranno ascoltarlo. Nonostante il “divisore” e i falsi pastori, il Gregge di Gesù si radunerà valicando muri, barriere, distanze culturali e linguistiche, guidato ed illuminato dalla luce del Vangelo.

+Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».+

“Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16, 25) Paradossalmente la vita offerta per amore non viene tolta a chi la dà, ma si rafforza per il Regno dei Cieli. Quello che è vero per Gesù lo diventa anche per coloro restano stretti a lui, secondo le sue stesse parole. Chi vive per le vanità di questo mondo ( usa la vita per se stesso/a), pensa di migliorare la qualità della propria esistenza, ma in realtà non fa che peggiorarla, si accorgerà (si spera in tempo) che nessun bene è in grado di soddisfare quel desiderio di felicità che insegue. Sprecare la propri vita per ottenere potere, successo e denaro vuol dire inseguire la propria autodistruzione. Inseguiamo la via della Gioia!

Felice Domenica!

Fr. Umberto Panipucci.


BUONA  DOMENICA
PUGLIA D’AMARE QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE

Crescenza Caradonna

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